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Oncologi, ‘a Gaza il 15% dei detriti è contaminato da amianto’

di Redazione QS
18/09/2026
in Primo Piano, Salute
Oncologi, ‘a Gaza il 15% dei detriti è contaminato da amianto’

Gli oncologi italiani accendono i riflettori sugli scenari di guerra, a Gaza e in Ucraina, con l’obiettivo di denunciare le gravi conseguenze anche nel settore sanitario e per i pazienti oncologici. “Drammatico” il quadro a Gaza: “Qui la guerra – affermano gli esperti dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) – ha generato 61 milioni di tonnellate di detriti, pari al volume di 25 torri Eiffel. Si stima che il 15% di queste rovine sia contaminato da amianto, rifiuti industriali o metalli pesanti. Una vera e propria catastrofe ambientale, che si aggiunge alle vittime del conflitto. Per decenni la popolazione della Striscia resterà esposta al rischio di sviluppare tumori, come il mesotelioma pleurico, il carcinoma del polmone, della laringe e dell’ovaio, cioè le principali neoplasie legate all’esposizione alle fibre di amianto. Dall’altro lato, l’assistenza oncologica nei territori palestinesi è stata del tutto azzerata dalla guerra”.     A questa emergenza sociale, Aiom e Fondazione Aiom dedicano le Giornate dell’etica organizzate a Erice (Trapani), dal titolo ‘Guerra, salute globale e oncologia’. Gli oncologi italiani aderiscono al manifesto dell’Oms, pubblicato su The Lancet, per migliorare la cura delle persone colpite dal cancro nei contesti bellici e sono pronti a collaborazioni internazionali, con azioni concrete, dalla raccolta fondi per la ricostruzione delle infrastrutture di cure oncologiche al sostegno al personale sanitario. “Nelle Regioni colpite da conflitti – spiega Massimo Di Maio, Presidente Aiom – i pazienti oncologici affrontano sfide urgenti dovute alla mancanza dei farmaci anticancro, ai danni agli ospedali, alla carenza di personale e alle difficoltà negli spostamenti. Ad esempio, a Gaza la situazione era già al limite prima del 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas a Israele. A causa del conseguente assedio totale imposto a Gaza dalle autorità israeliane, gli ospedali hanno sofferto una grave mancanza di farmaci, cibo e carburante”. Dopo la distruzione, nel 2025, dell’ospedale turco-palestinese, ricorda, “l’unica struttura specializzata per il trattamento del cancro nella Striscia, circa 10.000 pazienti oncologici non hanno più ricevuto le cure specialistiche, i farmaci e i trattamenti necessari. L’ospedale disponeva di 200 posti letto ed era il centro di riferimento per chemioterapia e formazione oncologica.     Oggi a Gaza l’oncologia non esiste più”. Molto diversa, spiegano gli specialisti, è invece la situazione in Ucraina, dove, nonostante i danni, la carenza di personale sanitario e le interruzioni delle forniture, l’accesso alle cure oncologiche essenziali, nelle aree controllate dal Governo, è stato in gran parte ripristinato entro 6 mesi dall’invasione russa, avvenuta nel febbraio 2022. Oggi la maggior parte dei pazienti riceve assistenza nei centri regionali più vicini al proprio domicilio, mentre coloro che necessitano di farmaci innovativi o terapie non disponibili continuano a recarsi all’estero grazie alla protezione temporanea della Commissione europea, che garantisce agli ucraini un accesso all’assistenza sanitaria pari a quello dei cittadini dell’Unione europea.     “La rapida ripresa dell’Ucraina evidenzia il valore della mobilità transfrontaliera strutturata, del coordinamento centralizzato e della collaborazione internazionale, modelli che potrebbero migliorare l’assistenza oncologica anche in altri contesti bellici – afferma Francesco Perrone, presidente Fondazione Aiom -. ciononostante, diverse sfide a lungo termine minacciano la ripresa postbellica della cura del cancro nel Paese. Il sistema sanitario ucraino oggi è completamente dipendente da sovvenzioni e prestiti internazionali per sostenere i servizi essenziali, compresa l’assistenza oncologica, poiché le entrate interne sono in gran parte destinate alla difesa. L’incertezza sui finanziamenti a lungo termine può mettere a repentaglio i programmi di prevenzione, diagnosi e trattamento del cancro”.     Preoccupa, concludono gli oncologi, che “l’attacco alle strutture sanitarie sia sempre più frequente nei conflitti a livello globale, in aperta violazione delle Convenzioni di Ginevra”. Oltre alla distruzione dell’ospedale turco-palestinese a Gaza, rilevano, “va ricordato l’attacco russo nel luglio 2024 contro il centro di oncologia pediatrica più grande dell’Ucraina, l’Okhmatdyt Hospital di Kiev, nel quale sono rimasti feriti 300 pazienti pediatrici e 600 sono stati evacuati”.    

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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