Il sondaggio sull’indice di gradimento tra i leader del centrosinistra non è stato sufficiente per convincere Silvia Salis, sindaca di Genova, ad accettare l’eventuale candidatura a leader della coalizione del centrosinistra. Almeno fino ad ora. Nella tarda mattinata Salis – che il sondaggio definisce come gradita dagli elettori del campo largo più di Conte e Schlein – arriva a Parma per partecipare all’evento in piazza Garibaldi del sito Open.
Prima di salire sul palco si ferma con alcuni cittadini che le chiedono di scattare dei selfie, ci sono anche alcuni genovesi in visita a Parma per la partita di serie A del pomeriggio tra la squadra emiliana e il Genoa. “Io faccio la sindaca di Genova e questo è il mio impegno, è chiaro che il fatto di avere un apprezzamento per quello che stiamo facendo a Genova è qualcosa che ci gratifica e che ci spinge a continuare su questa strada a Genova. – sostiene Salis -. Non sono una grande fan delle primarie, ma è un esercizio comunque democratico che porta il nostro popolo a esprimersi e quindi sarà importante vedere cosa diranno”.
Sul palco, intervistata da Enrico Mentana, la sindaca dribbla ancora la domanda sulla sua candidatura, ma manda messaggi agli alleati di centrosinistra. “Tendo a considerare i sondaggi come foto del momento. La realtà è che l’esperienza di Genova fa sperare, perché lì ci sono tutti i partiti del campo progressista e lavoriamo insieme, non senza difficoltà, ma trovando una mediazione su tutti i temi”, ribadisce prima di rispondere ad altre domande sul campo largo. In particolare, la discussione sul palco si concentra sulle possibili strategie da adottare nella campagna elettorale per le Politiche. “Se vuoi vincere le elezioni devi ampliare il tuo campo. – avverte Salis – Chi ha pensato che mettere dei veti fosse risolutivo, da una parte e dall’altra, ha solo perso. L’obiettivo è vincere le elezioni, ma non c’è niente di male avere questo obiettivo come unico obiettivo. L’idea di gareggiare per vincere la attribuiamo alla destra, ma è chiaro che noi vogliamo vincere. Nessuno vuole gareggiare per perdere. Questo è il momento di tagliare i personalismi e iniziare a essere una squadra”.
Poi il ritorno sulle primarie, giudicate come uno strumento “che non serve”. “In questi mesi si doveva aprire un’altra discussione – quella sul programma – che ci avrebbe fatto arrivare alla festa con il vestito in mano”, conclude.
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