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Mps e Banco Bpm tentano la fusione, la “terza via” per bloccare l’offerta di Intesa Sanpaolo e Unipol

di Redazione QS
28/07/2026
in Economia Italiana
Mps e Banco Bpm tentano la fusione, la “terza via” per bloccare l’offerta di Intesa Sanpaolo e Unipol

Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps) e Banco Bpm dovrebbero convocare entro il 31 luglio consigli di amministrazione straordinari per proporre agli azionisti una fusione tra i due istituti di credito. Si tratta della nuova mossa degli amministratori delegati delle due banche, Luigi Lovaglio e Giuseppe Castagna, per creare il cosiddetto terzo polo bancario italiano.
L’idea è quella di creare una banca che possa competere, in dimensioni, con Unicredit e con Intesa Sanpaolo. Proprio quest’ultima, però, non è d’accordo e ha presentato nelle scorse settimane un’offerta pubblica di acquisto e scambio proprio su Mps. L’obiettivo è sempre lo stesso di tutto il Risiko bancario: controllare le Assicurazioni Generali.

Il nuovo piano di Mps e Bpm
I Cda straordinari di Mps e Bpm dovrebbero essere convocati in settimana o quantomeno prima della presentazione dei conti trimestrali di entrambe, che arriveranno il 5 e 6 agosto. Gli scenari da valutare sono tre:

l’offerta di Bpm su Mps;
un’offerta di Mps su Bpm;
una fusione.

Proprio la fusione sembra essere, al momento, l’idea più concreta. Potrebbe infatti essere la formula più accettabile rispetto all’acquisizione sia per gli azionisti, sia per i dirigenti.
Il terzo polo bancario sarà francese?
Sarebbe anche un modo per formare il “terzo polo bancario” vale a dire una banca che possa competere, in dimensioni, con Unicredit e Intesa Sanpaolo. L’azionariato di questo nuovo polo, però, non sarebbe del tutto italiano.

Al contrario, una parte importante della nuova banca che potrebbe nascere dalla fusione sarebbe in mani francesi. Il principale azionista di Bpm è la banca transalpina Crédit Agricole, che ha già una propria presenza in Italia. Mps, invece, è per il 17,5% di Delfin, la società della famiglia Del Vecchio che controlla EssilorLuxottica, in cui è socia con il governo francese.
I rapporti con Parigi sarebbero quindi molto forti, un fattore da considerare visto che l’ultima volta che una banca ha provato ad acquistare Bpm è stata fermata dal Governo italiano attraverso il Golden Power, proprio perché ritenuta troppo poco italiana. Si trattava di Unicredit, che all’interno del suo azionariato aveva presenze straniere solo marginali.
L’offerta di Intesa Sanpaolo e Unipol
La strategia di Lovaglio e Castagna ha lo stesso obiettivo di sempre, evitare che l’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps abbia successo. L’Opas è stata presentata l’8 giugno scorso e prevede un corrispettivo pari a 10,09 euro e 16 azioni di Intesa Sanpaolo per ogni azione di Mps. Un corrispettivo, al momento della presentazione dell’offerta, di 30,6 miliardi di euro.
Il premio per gli azionisti sarebbe del 12,5%. L’offerta avrà successo solo se raggiungerà il 66,67% del capitale della banca toscana. Intesa Sanpaolo non ha però intenzione di tenersi tutta Mps. Ha infatti un accordo con Unipol assicurazioni per venderle un’entità autonoma composta da:

635 filiali Mps;
il marchio storico Monte dei Paschi di Siena;
gran parte delle strutture centrali della banca.

Il prezzo sarebbe di circa 3,5 miliardi di euro.
Il vero obiettivo è sempre Generali
Intesa si terrebbe, oltre a 625 filiali, anche Mediobanca, da poco acquisita da Mps. Questo è l’elemento più importante di tutta l’operazione, ed è al centro anche del tentativo di fusione con Bpm. Perché Mediobanca controlla circa il 13% di Generali, la più grande società assicurativa italiana, che è l’obiettivo finale di tutto il Risiko bancario.
Generali ha ottimi risultati finanziari, è un marchio prestigioso e ha uno sterminato patrimonio immobiliare. Per questa ragione,  prenderne il controllo è un obiettivo sia delle grandi banche italiane, in particolare ora di Intesa, sia delle più importanti famiglie imprenditoriali del Paese: i Del Vecchio e i Caltagirone. Sono proprio queste ultime che, attraverso diverse partecipazioni, muovono le decisioni di Mps e di Bpm.

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