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Home Politica

Medio Oriente: l’Italia punta sulla diplomazia, la cautela su Hormuz

di Redazione QS
18/03/2026
in Politica

Puntare sulla diplomazia, sul dialogo, per arrivare a soluzioni multilaterali. Sono le parole d’ordine ricorrenti nelle considerazioni, sempre all’insegna della cautela, con cui nel governo si maneggiano il conflitto in Iran e i suoi risvolti. A partire dalla sicurezza dello Stretto di Hormuz.
Con il ministro della Difesa Guido Crosetto che indica tra le ipotesi immaginabili quella di una missione dei caschi blu. Anche se nell’esecutivo non si nascondono le difficoltà di una simile prospettiva. Innanzitutto per la presenza di Cina e Russia nel Consiglio di sicurezza, e poi perché coinvolgimento dell’Onu può avvenire solo con un ‘cessate il fuoco’ immediato, che al momento non appare messo in conto da Usa e Israele.

Per approfondire Agenzia ANSA Trump trova la sponda del Golfo per Hormuz, ‘non ci serve la Nato’ – Notizie – Ansa.it L’Ue resta fuori: ‘Diplomazia l’unica via’. Macron: ‘Navi solo a fine guerra’ (ANSA)

La linea è quella ribadita da Giorgia Meloni. “L’Italia non partecipa a questo attacco nei confronti dell’Iran e non intende partecipare – dice in una puntata del Pulp Podcast di Fedez, registrata nei giorni scorsi e in onda giovedì -. Il nostro lavoro è favorire una de-escalation”. In quest’ottica non trova sponde italiane l’appello lanciato a più riprese da Donald Trump.
Il presidente Usa da tempo non viene citato dalla premier, che descrive una “evidente crisi del diritto internazionale, con decisioni unilaterali che si moltiplicano e istituzioni sempre meno efficaci”. E nemmeno ne parlano esplicitamente gli esponenti del suo governo. Difficile attendersi prese di posizione formali, ma di fatto l’Italia si è dissociata dall’offensiva lanciata da Usa e Israele, invisa alla gran parte degli italiani, come dimostrano anche i sondaggi interni, guardati sempre con attenzione. “È una partita – uno dei ragionamenti che si fa in ambienti di governo – dove tutti sono perdenti tranne Israele”. L’ultimo contatto diretto con i vertici dell’amministrazione di Washington resta la telefonata fra il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e il segretario di Stato Marco Rubio, il 4 marzo, cinque giorni dopo l’inizio della guerra.
Hormuz è in cima alle priorità affrontate anche nei contatti internazionali della premier, che con i suoi ministri sarà alla consueta colazione di lavoro al Quirinale, alla vigilia di un delicato Consiglio Ue. La fregata italiana Rizzo resta distante, impegnata nella missione Aspides nel Mar Rosso, che “può essere rinforzata per assicurare la tranquillità nel passaggio in quella stessa zona e nello stretto di Suez”, specifica Crosetto.
Per Tajani, la crisi nello stretto tra la penisola arabica e l’Iran, snodo chiave per i commerci mondiali, va risolta per via diplomatica. “Non so quanto sia conveniente, anche dal punto di vista militare, andare a infilarsi in un golfo, in uno stretto complicato – osserva guardando alla storia dell’antica Grecia -. Non facciamo una battaglia di Salamina al contrario”. “Non è che i Paesi si siano detti contrari a mettere in sicurezza Hormuz, hanno detto di ‘no’ a una missione che poteva sembrare quasi un ingresso in guerra in quel canale”, precisa Crosetto, spiegando che “tutti i Paesi auspicano una missione multilaterale. Magari le Nazioni Unite si mettessero alla testa di questa cosa”.
L’Italia teme una escalation anche in Libano, dove Tajani auspica che non si ripeta la situazione “inaccettabile” di Gaza.
Il ministro condanna anche gli “atti di bullismo” contro i caschi blu di Unifil. Sulla base italiana a Shama sono caduti i detriti di razzi. “Le alternative sono due – avverte Crosetto -: o in qualche modo gli Hezbollah vengono disarmati da una missione multilaterale delle Nazioni Unite o li disarma Israele con la guerra, come sta facendo adesso”. Insomma, per Unifil servirebbero nuove regole di ingaggio.
Nel frattempo Roma smobilita il personale non essenziale nell’area del Golfo. Dopo l’attacco del drone all’hotel di Baghdad dove alloggiavano alcuni militari italiani della ‘Nato Mission Iraq’, che punta alla stabilizzazione del Paese, è partita una nuova operazione di evacuazione “quasi totale” dei nostri soldati. Trasferiti in Kurdistan, si sposteranno in Turchia prima di essere rimpatriati, spiega Crosetto.
Si lavora anche al supporto a favore dei Paesi del Golfo, dall’ipotesi sulla batteria missilistica Samp-T ai sistemi anti drone. “Agli Emirati Arabi, attaccati senza aver fatto nulla, abbiamo risposto con aiuti militari”, conferma Tajani, e “siamo pronti a valutare un possibile aiuto per rafforzare le capacità di difesa del Kuwait”.    

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