Una “Pontida di battaglia” e solo italiana nell’anno più duro per la Lega di Matteo Salvini. Domenica il pratone della Bergamasca torna ad animarsi per il raduno leghista. “Non passa lo straniero” è lo slogan scelto, richiamo alla leggenda del Piave in quella che sarà la prima festa senza il fondatore Umberto Bossi, morto il 19 marzo. E senza ospiti stranieri, a parte un messaggio atteso dallo spagnolo Abascal di Vox, su Ceuta.
Ma stavolta pesano soprattutto i sondaggi in picchiata e le tensioni della fronda nord, difficile da contenere. Nel mirino, la leadership non allargata e la linea politica del segretario. Ma lui dopo l’ennesimo faccia a faccia avuto a Milano con i governatori in fermento, avverte: “Ci sono sfide internazionali talmente importanti che non possiamo pensare di avere partiti nei partiti”.
Domenica però a segnare il raduno potrebbero essere più le assenze, che i fischi. Già l’anno scorso lo spazio davanti al palco era stato ristretto avvicinando gli stand laterali. Una mossa per ingannare la visuale. Quest’anno, e chissà se per fare numero, si vocifera che ai parlamentari è stato suggerito di stare tra la gente nel pratone, e non ovunque. E tanti saranno invitati a mettersi la maglietta ‘Io sto con Salvini’, gadget ai tempi del processo ‘Open arms’. Del resto, sulla carta i pullman per i militanti sono dimezzati: oltre 100 quelli organizzati, fa sapere il partito. Un anno fa nello stesso periodo ne vantava “più di 200”. Di nuovo c’è il treno speciale da Roma, oltre a un pacchetto viaggio+alloggio per chi viene dal centrosud, che si maligna sia offerto gratuitamente per compensare i “buchi” del nord.
Numeri diversi per un partito decisamente diverso. La Lega non ha più Roberto Vannacci, meteora passata dai 500 mila voti alle Europee alla promozione a vicesegretario, fino all’addio traumatico nove mesi dopo. E non ha più il “capitano Matteo” dei bagni di folla per un selfie. Lontanissimo pure il picco del 34% alle Europee nel 2019. I sondaggi peggiori inchiodano ora il partito al 5-6%. Poco sopra quel 4% a cui Salvini raccolse la Lega nord appena eletto, nel 2013.
Ma se un anno fa saliva sul palco dopo una colica renale, adesso il malessere è tutto politico e interno. Viene dai governatori Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, più uno storico ex come Luca Zaia e il capo della Lega lombarda, Massimiliano Romeo che è anche capogruppo al Senato. Prima hanno chiesto più attenzione al nord, poi una dimensione federale con il partito distinto tra nord, sud e centro (nel modello dell’alleanza bavarese Cdu/Csu, lanciato da Zaia a Pontida 2025) e infine una leadership collegiale e un passo indietro di Salvini. Chissà se, per questo, qualcuno di loro sparirà dalla scaletta degli interventi sul palco. I “ribelli” comunque avrebbero garantito una tregua per Pontida. Più per non macchiare la sacralità del luogo, che per pace fatta. Tant’è che il lombardo Attilio Fontana esclude contestazioni e assicura: “Saremo tutti uniti e cercheremo di contribuire insieme a fare una Lega sempre più grande”. Ma dal giorno dopo, nulla è garantito e i nordisti potrebbero tornare alla carica già con il progetto dell’associazione del nord su cui insiste proprio Fontana.
In omaggio ai territori, domenica Salvini potrebbe dar voce a militanti e amministratori del Carroccio mentre sui temi rimarca: “Non parleremo di filosofia” ma “di pensioni, giovani e sicurezza”. Il segretario inoltre lancerà l’opa su Milano. Sarà Silvia Sardone, vicesegretaria e pasionaria anti Islam a Strasburgo, “la candidata che la Lega proporrà alla coalizione” come sindaca. Milanese di 43 anni ed eurodeputata, a giugno aveva vinto, insieme a Salvini, le pseudo primarie del partito. E qui la sfida è con gli alleati, visto che nel frattempo Forza Italia ha lanciato la corsa del sottosegretario azzurro Matteo Perego.
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