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Banca Ifis, utile giù del 91%: quanto pesano rettifiche e integrazione di illimity

di Redazione QS
05/08/2026
in Economia Italiana
Banca Ifis, utile giù del 91%: quanto pesano rettifiche e integrazione di illimity

Banca Ifis chiude il primo semestre 2026 con un utile netto di appena 8 milioni di euro, contro gli 88 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. Un dato che, isolato dal resto dei conti, potrebbe sembrare un brusco arretramento. La semestrale racconta, però, soprattutto, un gruppo impegnato a ripulire il bilancio, integrare illimity e costruire un modello sempre più concentrato sul credito alle imprese.
Il risultato incorpora circa 30 milioni di euro di rettifiche e accantonamenti collegati alle attività di revisione interna avviate dopo un’ispezione di Banca d’Italia. Sono costi che riducono immediatamente l’utile, ma che servono ad aumentare le coperture sui crediti considerati più rischiosi e a rafforzare la qualità complessiva del portafoglio.
I numeri della semestrale Banca Ifis
Il margine di intermediazione, cioè l’indicatore che misura i ricavi prodotti dall’attività bancaria, ha raggiunto 406,5 milioni di euro. Di questi, 113,4 milioni arrivano dal perimetro di illimity e 293,2 milioni dalla Banca Ifis preesistente, rispetto ai 351 milioni registrati complessivamente un anno prima.
Il margine di interesse si è attestato a 261,7 milioni, le commissioni nette a 71,3 milioni e i proventi da trading e altre attività a 73,5 milioni. A sostenere i ricavi sono stati soprattutto il commercial banking, la gestione del portafoglio finanziario e le attività di Turnaround ereditate da illimity.
Il costo del credito è salito a 83,6 milioni di euro. Nel primo semestre sono stati contabilizzati 34 milioni dei 70 milioni di aggiustamenti incrementali annunciati a giugno. I restanti 36 milioni sono attesi nella seconda parte dell’anno, confermando che anche i prossimi risultati risentiranno ancora del processo di rafforzamento delle coperture.

La guidance sull’utile 2026 resta compresa tra 100 e 110 milioni di euro, ma non comprende gli eventuali effetti della vendita e del deconsolidamento del business dei crediti deteriorati. La previsione era stata ridotta rispetto ai 170-190 milioni indicati a febbraio, proprio per tenere conto dei nuovi accantonamenti e del percorso di riduzione del rischio.
Perché l’utile è sceso così tanto
La forte diminuzione dell’utile non deriva soltanto da una minore capacità della banca di produrre ricavi. Una parte rilevante è legata a interventi straordinari o comunque concentrati nella fase attuale: nuove rettifiche sui crediti, armonizzazione dei criteri di valutazione tra Banca Ifis e illimity e costi necessari a integrare strutture, sistemi informatici e attività operative.
I costi operativi complessivi hanno raggiunto 308,8 milioni di euro, di cui 125,4 milioni relativi al personale e 172,5 milioni ad altre spese amministrative. Le vere sinergie sui costi non saranno visibili prima del 2027, quando l’integrazione dovrebbe essere completata e le strutture duplicate progressivamente eliminate.
Il 2026 va, quindi, letto come un esercizio di transizione. La banca sta sostenendo oggi il costo della trasformazione, mentre i benefici economici vengono rinviati all’anno successivo. Per gli investitori la questione centrale non è soltanto quanto sia diminuito l’utile, ma se gli interventi realizzati saranno sufficienti a produrre una redditività più stabile dal 2027.
Cosa cambia con illimity
Banca Ifis conferma l’obiettivo di ottenere dall’integrazione di illimity 75 milioni di euro di sinergie annue a partire dal 2027. Il percorso dovrebbe essere completato pienamente in autunno.
Una parte importante dei benefici arriverà dai costi. Le dismissioni degli asset non strategici Hype, ARECneprix e Abilio, insieme alla revisione dei principali contratti informatici, dovrebbero produrre circa 50 milioni di risparmi annuali. La nuova partnership con Finomnia punta a semplificare l’infrastruttura tecnologica e a ridurre la complessità operativa del gruppo.
Le restanti opportunità sono soprattutto commerciali. Illimity porta competenze nel corporate e investment banking, nella finanza strutturata, nei mercati dei capitali e nei servizi finanziari alle imprese. Banca Ifis può aggiungere una base clienti più ampia, una presenza consolidata tra le Pmi e attività specializzate nel factoring e nel leasing.
La nuova divisione Fürstenberg dovrà, inoltre, rafforzare l’offerta nel private banking, cioè nei servizi destinati alla gestione dei patrimoni della clientela più facoltosa. L’obiettivo è costruire un gruppo meno dipendente dai crediti deteriorati e più esposto ai ricavi ricorrenti generati da imprese, imprenditori e famiglie.
Il commercial banking diventa il motore del gruppo
Il Commercial & Corporate Banking si conferma il principale pilastro industriale di Banca Ifis. Il settore ha impieghi complessivi per circa 9,6 miliardi di euro, mentre le attività della sola Banca Ifis hanno generato ricavi per 168,3 milioni.
Il factoring resta la prima fonte di ricavi con 75,7 milioni, seguito dal Corporate Banking & Lending con 59,4 milioni e dal leasing con 33,3 milioni.
La strategia del gruppo è, quindi, chiara: ridurre progressivamente il peso dei business più rischiosi e concentrare capitale e competenze nei servizi finanziari alle aziende. Il successo dipenderà dalla capacità di trasformare i clienti e le tecnologie di illimity in nuovi finanziamenti, commissioni e opportunità di vendita incrociata.
Capitale e liquidità restano solidi
Nonostante l’utile ridotto, la posizione patrimoniale resta uno dei punti di forza della semestrale. Il CET1 ratio, principale indicatore della capacità di una banca di assorbire eventuali perdite, è salito al 13,4% dal 13% di fine 2025 ed è superiore al requisito regolamentare del 9,9%.
Il Total Capital Ratio è aumentato dal 15,3% al 18,4%. La liquidità disponibile è pari a circa 2,1 miliardi di euro, mentre l’indice LCR si colloca intorno al 550%
La redditività del 2026 sarà penalizzata dagli accantonamenti e dai costi della trasformazione, ma capitale e liquidità offrono alla banca lo spazio necessario per completare l’integrazione.
La vera verifica arriverà dal 2027: Banca Ifis dovrà dimostrare che i 75 milioni di sinergie promessi non resteranno soltanto un obiettivo industriale, ma si tradurranno in maggiori utili, minori costi e una remunerazione sostenibile per gli azionisti.

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