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L’incognita FI sulle preferenze, è sfida con Meloni anche sulla giustizia

di Redazione QS
25/07/2026
in Politica
L’incognita FI sulle preferenze, è sfida con Meloni anche sulla giustizia

Congelare il braccio di ferro sulle preferenze fino alla fine di agosto, e risolvere quello sulle intercettazioni evitando una nuova rottura. Si muovono su queste direttive le diplomazie all’interno della maggioranza, alla vigilia di una settimana considerata molto delicata nel centrodestra, da Palazzo Chigi in giù. Tanto che tra i parlamentari c’è la convinzione che i nodi potrebbero essere affrontati in un vertice dei leader di maggioranza all’inizio della settimana, al momento però non in agenda.

I contatti non sono mancati in questo torrido venerdì, in cui Giorgia Meloni ha avuto anche un lungo confronto con Giancarlo Giorgetti sulle misure contro il caro carburanti. È uno dei fronti interni su cui la premier vuole focalizzare la narrazione dell’azione del governo, oltre a quello degli interventi sulla sicurezza. Ma le grane della maggioranza restano d’attualità, così come i sondaggi che continuano a stimare la crescita di Futuro nazionale. Secondo l’ultimo di Youtrend il partito di Roberto Vannacci sale al 7,6% (+1,2%), a soli tre decimi da Forza Italia (7,9%, +0,3%), consolidandosi come quinta forza nazionale, con FdI sempre primo al 26,4% (-0,5% rispetto al 2 luglio) e la Lega al 4,9% (-0,5%).Ma le indiscrezioni sulle ambizioni di Matteo Salvini di rilanciarsi spostandosi al Viminale vengono spazzate dall’attuale ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Rimango al Viminale e mi sembra che Salvini stesso abbia detto in queste ore che per il prossimo anno lo vedremo al Ministero dei Trasporti. Se in futuro sarà lui il ministro dell’Interno, io ne sarò contentissimo”.

Intanto il primo scoglio che il centrodestra dovrà affrontare nei prossimi giorni è sulla giustizia. Ed è una doppia partita. Al Senato va risolto lo stallo del decreto giustizia-migranti, con FdI pronta a ripresentare – quando il provvedimento approderà in Aula in Senato la settimana prossima senza mandato al relatore – un emendamento per consentire di aprire indagini sui reati spia per mafia che emergono dalle intercettazioni. Forza Italia “non voterà mai quelle norme così come sono”, ha ribadito la capogruppo Stefania Craxi. L’emendamento dovrà passare il vaglio di ammissibilità della presidenza di Palazzo Madama, e se dovesse venire stoppato in quanto estraneo per contenuto, a sentire diversi parlamentari di centrodestra, si potrebbe concretizzare una via d’uscita che minimizzerebbe i danni sotto il profilo politico evitando spaccature conclamate. Il braccio di ferro, tra l’altro, si intreccia con il destino di un disegno di legge del senatore azzurro Pierantonio Zanettin (in materia di sequestro di smartphone e dispostivi elettronici) che è stato approvato al Senato oltre due anni fa e in commissione Giustizia alla Camera era congelato da novembre.

In questo clima di fibrillazioni si continua a cercare una mediazione sulle preferenze. Il termine per la presentazione degli emendamenti alla legge elettorale in commissione Affari costituzionali in Senato potrebbe essere fissato per il 5 o il 6 agosto. Noi moderati ha già annunciato che proporrà la modifica e così dovrebbe fare anche FdI. Magari introducendo la garanzia dell’equilibrio di genere. Poi – l’auspicio di più fonti nei vari partiti di centrodestra – l’obiettivo è congelare le polemiche per tutto il mese e riaprire il dossier a inizio settembre. Salvini e Tajani, concordano più fonti, nell’ultimo vertice avrebbero dato il via libera a Meloni ma resta l’incognita legata alla tenuta dei loro gruppi parlamentari. Ci sono malumori tra i leghisti, e all’interno di FI, come è stato spiegato anche alla premier, c’è una corrente che ha rapporti con Arcore, è contro le preferenze e potrebbe mettersi di traverso. Il gruppo dei senatori guidato da Craxi si riunirà mercoledì, con anche Tajani. Sullo sfondo resta la minaccia di Meloni: se non passa la legge elettorale, il governo cade. E c’è la convinzione diffusa che tra i parlamentari – soprattutto quelli che ancora non hanno maturato il diritto alla pensione – alla fine sulla paura delle preferenze prevarrà il senso di autoconservazione.    

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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