L’inflazione legata all’energia e le altre conseguenze economiche della guerra sono destinate ad “ampliare il divario creditizio nel settore immobiliare europeo”. Secondo l’analisi pubblicata da Philipp Wass e Thomas Faeh per Scope Ratings, sebbene il comparto abbia affrontato l’attuale scenario da una posizione più solida rispetto alla crisi del 2022, i rischi per i profili più deboli stanno aumentando e la divisione continuerà a generare “sacche di rischio di credito nel 2026”. Mentre le società focalizzate su asset residenziali multifamily e immobili prime rimangono resilienti, gli emittenti con proprietà secondarie e ad alta intensità energetica “stanno affrontando l’aumento degli arretrati, necessità di capex e tensioni sul rifinanziamento“, proprio mentre le aspettative di un taglio dei tassi svaniscono.
Mercati divergenti e beni rifugio
Il panorama geografico delineato dal rapporto mostra vincitori e vinti chiaramente definiti. I beneficiari includono il settore dell’ospitalità in Europa meridionale, poiché i paesi mediterranei “catturano la domanda turistica deviata” e beneficiano della diversificazione degli operatori. Anche il segmento residenziale di lusso godrà dello “status di porto sicuro”, con una domanda concentrata dove l’offerta è strutturalmente limitata. Sul fronte commerciale, l’Europa occidentale trarrà vantaggio dalla “fuga di capitali verso paesi con stabilità politica e valutaria”. Tuttavia, il report avverte che l’inflazione generale aumenta il costo della vita, “riducendo il reddito disponibile delle famiglie e minando l’accessibilità economica”, il che potrebbe “smorzare l’entusiasmo degli acquirenti di case”.
Il muro dei rifinanziamenti e il ruolo delle banche
La stabilità dei mercati del debito resta un’incognita critica. Gli analisti di Scope Ratings osservano che “i tassi swap sono aumentati significativamente dall’inizio della guerra”, creando incertezze sul percorso della BCE. Per i mutuatari altamente indebitati, questo ambiente restringe le condizioni di rifinanziamento proprio mentre si avvicina il cosiddetto “muro del rifinanziamento” nel periodo 2026-2028. Le banche mantengono un “approccio conservativo al prestito“, dando priorità alle estensioni dei prestiti esistenti rispetto ai nuovi affari. Nonostante ciò, la domanda potrebbe stabilizzarsi nel 2026 grazie a “fonti tradizionali e non tradizionali”, ma l’accesso resterà prerogativa degli emittenti forti con “asset di alta qualità”.
Decarbonizzazione e rischio di obsolescenza
La pressione sui costi energetici rafforza la necessità di investire nella sostenibilità. La direttiva UE sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD), che deve essere recepita entro maggio 2026, richiederà ai proprietari di “investire pesantemente in isolamento, sistemi energetici e integrazione delle rinnovabili”. Questo scenario porterà a un crescente “brown discount” per gli edifici non conformi e a un premio per gli asset green. Per le aziende più indebitate, tali miglioramenti obbligatori impongono un “carico di capitale in un momento in cui i costi di finanziamento sono elevati”. In particolare, gli uffici secondari corrono ora il “rischio di obsolescenza strutturale” a causa dei requisiti ambientali e dei cambiamenti nelle preferenze del luogo di lavoro.
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