Il dolore causato dall’endometriosi non è solo una percezione: oggi può essere osservato nell’encefalo attraverso sofisticate tecniche di imaging che evidenziano i processi di neuroinfiammazione legati alla sua cronicizzazione. Ma questi meccanismi si possono modificare con interventi farmacologici mirati. L’importante però è “giocare d’anticipo”. “Portate le adolescenti a visita ginecologica se il dolore è un elemento di disturbo sulle attività quotidiane, non dategli il tempo di diventare cronico”: è rivolto ai genitori l’appello di Flaminia Coluzzi, responsabile del Centro Terapia del Dolore onco-ematologia dell’ospedale Sant’Andrea di Roma e docente della Sapienza Università di Roma, in occasione della Giornata Mondiale dell’Endometriosi, che si celebra oggi.
L’endometriosi è una patologia infiammatoria cronica che colpisce fino al 10% delle donne in età fertile, ma presenta ancora un ritardo diagnostico tra gli 8 e i 10 anni. Un tempo lungo che rappresenta una delle principali cause della cronicizzazione del dolore pelvico. Si manifesta spesso già in adolescenza con dolori mestruali intensi (dismenorrea), frequentemente sottovalutati o considerati “normali”, che possono comparire anche al di fuori del ciclo, durante i rapporti sessuali e associarsi a disturbi gastrointestinali.
“Spegnere il fuoco della neuroinfiammazione consente di evitare la cronicizzazione del dolore, per garantire una qualità di vita ottimale. Il ginecologo – spiega l’esperta – sa distinguere il dolore fisiologico da quello patologico”.
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