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Famiglie italiane più povere causa inflazione, ma i consumi tornano a salire

di Redazione QS
01/03/2026
in Economia Italiana
Famiglie italiane più povere causa inflazione, ma i consumi tornano a salire

La ripresa dei consumi in Italia procede, ma a passo molto lento e con un’ombra lunga che continua a gravare sui bilanci delle famiglie: le spese obbligate. Secondo le nuove previsioni di Confesercenti e Cer, nel 2026 la spesa delle famiglie crescerà, ma gran parte delle risorse aggiuntive sarà assorbita da voci inderogabili come bollette, carburanti e spesa alimentare.

Una crescita modesta nel 2026
Nel corso del 2026 la spesa delle famiglie residenti in Italia dovrebbe aumentare dello 0,8% in volume, pari a circa 9,1 miliardi di euro in più rispetto al 2025. Un dato apparentemente positivo, che però nasconde una realtà più complessa: l’incremento sarà quasi interamente assorbito dalle spese necessarie come alimentari, casa ed energia, lasciando poco spazio agli altri consumi.
Questo andamento rappresenta un freno per il commercio al dettaglio, per cui si prevedono volumi di vendita sostanzialmente invariati (+0,2%). A sostenere la debole ripresa sono principalmente due fattori:

l’aumento dell’occupazione, che allarga la base dei consumatori;
gli interventi di detassazione (su rinnovi contrattuali, premi di produttività e lavoro accessorio), che dovrebbero generare 1,8 miliardi di reddito disponibile aggiuntivo, di cui circa 1,5 miliardi destinati ai consumi.

Ma la situazione resta critica
La situazione, tuttavia, rimane delicata. Se nel 2025 il calo dei prezzi energetici aveva liberato circa un miliardo di euro per altre spese, l’inizio del 2026 segna un’inversione di tendenza. A gennaio i prezzi internazionali del petrolio sono tornati a salire e l’energia importata in Italia costa l’1,9% in più. Anche i prezzi degli alimentari continuano a crescere a un ritmo superiore alla media. Come sottolinea il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi:
Con l’esaurirsi della spinta del Pnrr e in un contesto che indebolisce l’export, la crescita dei consumi – pur lenta – resta il principale motore dell’economia italiana. […] le spese obbligate – dall’abitazione all’energia, dagli alimentari ai trasporti – continuano ad assorbire una quota crescente dei bilanci familiari, comprimendo la spesa discrezionale, quella che sostiene le attività di prossimità e l’economia dei territori.
Le previsioni restano inoltre legate alla stabilità internazionale. Le tensioni geopolitiche e commerciali, a partire dai nuovi dazi, rappresentano una minaccia concreta. Un’eventuale escalation, unita a una nuova impennata dei prezzi energetici, potrebbe aggravare ulteriormente il quadro.
In uno scenario negativo, la crescita dei consumi scenderebbe allo 0,5%, pari ad appena 5,5 miliardi in più. La differenza tra lo scenario base e quello peggiorativo è di 3,6 miliardi di euro: una quota di spesa oggi particolarmente esposta ai rischi internazionali. In questo caso le vendite del commercio tornerebbero in territorio negativo (-0,3%), con un calo dell’1,5% per i piccoli negozi.
Il conto salato del carovita
L’effetto combinato dei rincari è un progressivo irrigidimento dei bilanci familiari. Rispetto al 2019, le famiglie italiane spendono in media circa 1.860 euro in più all’anno. Il dato più allarmante è che il 70% di questa maggiore spesa deriva dall’aumento dei prezzi di alimentari e abitazione. Un peso che riduce inevitabilmente la capacità di acquisto per tutto il resto, dall’abbigliamento ai viaggi brevi.
Questa dinamica spiega il divario tra consumi totali e vendite al dettaglio: i primi includono anche servizi e affitti, mentre le seconde misurano esclusivamente l’acquisto di beni nei negozi. Ed è proprio qui che si concentrano le difficoltà maggiori.
Dopo tre anni di flessione, nel 2026 le vendite al dettaglio interrompono la caduta ma restano sostanzialmente ferme (+0,2%). A soffrire di più sono i piccoli esercizi, per i quali si prevede un’ulteriore diminuzione dello 0,5%.

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